L’epopea delle piante contenenti derivati dell’idrossiantracene nel 
contesto degli integratori alimentari nell’UE

L’epopea delle piante contenenti derivati dell’idrossiantracene nel contesto degli integratori alimentari nell’UE

di: Rita Stefani

Gli integratori alimentari hanno trovato il loro inquadramento normativo autonomo con la Direttiva 2002/46/CE, recepita in Italia dal Decreto Legislativo 169/2004.

Ad oggi, però, manca un quadro scientifico e normativo armonizzato per le indicazioni sulla sicurezza delle sostanze vegetali (prodotti botanici), con la conseguenza che viene demandato agli Stati membri di stilare elenchi positivi o negativi di sostanze che possono essere o non essere utilizzate nelle preparazioni alimentari e di stabilire se queste rientrino nella categoria di alimenti o farmaci .

La dottoressa Rita Stefani ci illustra il caso emblematico del divieto d’uso negli alimenti di alcuni derivati dell’idrossiantracene, inseriti nella parte A dell’allegato III del Regolamento (CE) 1925/2006 sulla base di un’opinione dell’EFSA del 2018, nonostante siano subentrate evidenze scientifiche dell’assenza di genotossicità.

Dice la D.ssa Stefani: “E’ proprio la metodologia adottata dall’EFSA per la valutazione di queste preparazioni che non appare appropriata, come pure il ricorso della Commissione alla procedura dell’articolo 8, giustificato nei casi di aumento dell’esposizione alla sostanza tale da destare preoccupazioni per la salute o di segnalazioni di eventi avversi” ed ancora “questo è un problema che va gestito rafforzando le fondamenta del settore con chiare norme armonizzate e sistemi di controllo efficaci; non attraverso il ricorso a strumenti legislativi e metodologie di valutazione inappropriati al fine di demolirlo a poco a poco, dopo averlo ufficialmente riconosciuto.