Infortuni e responsabilità ex D.Lgs. 231/01: la difficile individuazione dei 
criteri di attribuzione della colpa all’impresa.
L’omessa adozione del MOG non è sufficiente per la condanna dell’ente

Infortuni e responsabilità ex D.Lgs. 231/01: la difficile individuazione dei criteri di attribuzione della colpa all’impresa. L’omessa adozione del MOG non è sufficiente per la condanna dell’ente

di: Avvocato Daniele Zaniolo

Con la sentenza dell’11 gennaio scorso, n. 570, la Corte di Cassazione, sezione IV penale ha (nuovamente) affrontato un aspetto di centrale rilevanza nell’ambito del processo di attribuzione della responsabilità amministrativa ex D.Lgs. 231/01: in che cosa consiste l’illecito dell’ente?

La risposta degli ermellini è che l’illecito amministrativo ex D.Lgs. 231/01 è caratterizzato da una colpa di organizzazione, vale a dire da un difetto strutturale che ha agevolato la commissione del reato da parte del suo apicale o dipendente. Il D.Lgs. 231/01 statuisce che la responsabilità consegue alla mancata adozione di appositi modelli organizzativi finalizzati a prevenire la commissione di reati e l’istituzione di un apposito organismo di vigilanza e controllo.

E, precisano ancora gli Ermellini, la colpa dell’autore del reato e quella dell’ente sono due fatti ben distinti tra loro.
La colpa da organizzazione è un elemento di fatto, che deve essere provata specificamente dall’accusa, e, tra il difetto di organizzazione e l’illecito penale deve esserci un rapporto eziologico diretto. Ed è proprio questo profilo che, sovente, sfugge agli uffici delle Procure della Repubblica o a qualche giudice che si accontentano, ai fini della prova delle responsabilità dell’ente, del mero accertamento della mancanza del modello organizzativo.

Nel caso esaminato nella sentenza in commento, ad esempio, era stato contestato l’illecito amministrativo correlato all’omicidio colposo di un dipendente di una ditta subappaltatrice per non aver fornito i dispositivi di prevenzione obbligatori e non aver adeguatamente formato i dipendenti. Ma questi, precisano gli Ermellini, sono i profili di colpa del reato addebitabili alle persone fisiche, non quelli attinenti alla colpa di organizzazione. Né il capo d’imputazione, né la sentenza di condanna precisavano però in che cosa consistesse il difetto di organizzazione della società che ha agevolato la negligenza del reo.

Alla luce delle osservazioni della Suprema Corte, dunque, anche al cospetto dell’omissione di adozione del modello organizzativo, compete all’accusa l’onere di dimostrare l’esistenza del difetto organizzativo che non è, perciò, esso stesso la mancanza dei modelli organizzativi!